Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente ribadito l’importanza della dottrina Monroe durante una conferenza stampa tenutasi a Washington il 15 gennaio 2025. In questo incontro, Trump ha descritto l’operazione che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e della moglie, definendola una “operazione speciale” in Venezuela. L’intervento, che ha visto l’azione delle forze speciali americane, è stato ispirato dalla storica dottrina che guida la politica estera statunitense da oltre due secoli, sottolineando l’impegno degli Stati Uniti per il dominio sull’emisfero occidentale.
Il principio della dottrina Monroe
Nel 1823, il presidente James Monroe formulò due principi fondamentali che avrebbero guidato la politica americana: le potenze europee non avrebbero dovuto interferire negli affari del continente americano e, viceversa, gli Stati Uniti avrebbero evitato di intromettersi nei conflitti europei. Questo concetto nacque in un periodo in cui le colonie ispano-americane stavano ottenendo l’indipendenza, e il governo statunitense temeva un possibile ritorno delle monarchie europee nel continente. La dottrina Monroe ha quindi rappresentato una risposta strategica a queste preoccupazioni, stabilendo un chiaro confine tra le sfere di influenza americana ed europea.
Il corollario Roosevelt e l’America Latina
Nel 1904, il presidente Theodore Roosevelt ampliò il concetto di dottrina Monroe introducendo un nuovo principio: l’idea che comportamenti scorretti da parte di paesi latinoamericani potessero giustificare un intervento diretto degli Stati Uniti. Questo approccio trasformò l’America Latina in un cortile di casa per gli Stati Uniti, che si assunsero il compito di mantenere l’ordine nella regione. Roosevelt dichiarò al Congresso che era necessario un intervento di polizia internazionale per garantire la stabilità . Da quel momento, gli Stati Uniti iniziarono a intervenire attivamente nei paesi latinoamericani, giustificando le loro azioni come necessarie per proteggere gli interessi americani.
Diplomazia del cannoniere e uso della forza
La diplomazia del cannoniere emerse come un modo per gli Stati Uniti di esercitare pressione sui paesi latinoamericani attraverso la minaccia o l’uso diretto della forza militare. Questa strategia si tradusse in dimostrazioni di potenza, occupazioni temporanee e il controllo delle dogane per garantire il pagamento di debiti. La famosa frase di Roosevelt, “parla con gentilezza ma porta con te un grosso bastone”, riassumeva perfettamente l’approccio statunitense, che combinava diplomazia e forza militare per ottenere risultati.
Interventi storici: Cuba e Panama
La fine del XIX secolo segnò l’inizio di una serie di interventi statunitensi in America Latina. Durante la guerra ispano-americana, gli Stati Uniti si presentarono come liberatori di Cuba, ma in realtà occuparono l’isola e instaurarono un protettorato. Nel 1901, l’Emendamento Platt consentì agli Stati Uniti di intervenire militarmente in caso di minacce all’ordine pubblico. Successivamente, gli Stati Uniti sostennero l’indipendenza di Panama per garantire il controllo sul canale, un progetto cruciale per il commercio e la strategia militare.
Strategie di destabilizzazione e il caso del Venezuela
Negli anni ’50, il presidente guatemalteco Jacopo Arbenz avviò una riforma agraria che minacciava gli interessi della potente United Fruit Company. In risposta, la CIA lanciò l’operazione PBSUCCESS, una guerra psicologica per destabilizzare il governo di Arbenz. Questa strategia culminò nella sua rimozione. Negli anni ’90, Hugo Chavez assunse il potere in Venezuela, opponendosi all’influenza statunitense. Dopo la sua morte nel 2013, Nicolas Maduro prese il comando, e le relazioni con gli Stati Uniti si deteriorarono ulteriormente. Nel 2025, la situazione si intensificò con l’invio di una task force navale e il dispiegamento di oltre 15.000 soldati nei Caraibi, culminando in un intervento militare che portò all’arresto di Maduro.
