L’arresto di Nicolas Maduro nel sonno: il ruolo delle forze speciali e dell’infiltrato

Egidio Luigi

Gennaio 3, 2026

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato arrestato nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 2025, mentre dormiva nella sua villa all’interno della base militare di Ft. Tiuna, situata alle porte di Caracas. L’operazione, condotta da forze speciali americane, ha visto coinvolta anche la moglie del presidente, Cilia Flores, entrambi trasferiti a bordo della nave da assalto americana Uss Iwo Jima. Attualmente, Maduro si trova in rotta verso New York, dove dovrà affrontare accuse legate al narcotraffico, già formulate nei suoi confronti nel 2020.

Il blitz della Delta Force

La notte dell’arresto ha visto un attacco a sorpresa che ha scosso Caracas e le principali basi militari del nord del Venezuela. Circa 30 minuti di intensi scambi di fuoco hanno distratto le forze armate locali, mentre un gruppo di uomini della Delta Force si dirigeva verso la residenza di Maduro. Questa operazione si è rivelata un’azione strategica, simile a quella del 2019 che portò alla morte di Abu Bakr al-Baghdadi, ex leader dell’Isis. I membri delle forze speciali sono riusciti a penetrare nella base di Ft. Tiuna, ingaggiando scontri con il personale di sicurezza, che ha subito delle perdite. Dopo aver superato le difese, gli uomini armati sono entrati nella camera da letto di Maduro e Flores, sorprendendoli nel sonno.

Il ruolo della Cia e l’infiltrato

Secondo fonti affidabili, l’operazione è stata orchestrata dalla Cia, che ha iniziato a pianificare l’azione già a partire dall’agosto 2024. La preparazione è stata descritta come “meticolosa”, con l’assistenza di un infiltrato che ha monitorato gli spostamenti di Maduro, segnalando i momenti di maggiore vulnerabilità del presidente, nonostante la presenza di un nutrito entourage di guardie del corpo. Il New York Times ha riportato che l’operativo della Central Intelligence Agency ha utilizzato droni “stealth” per raccogliere informazioni sul territorio. Rimane ignota la modalità con cui la Cia ha individuato l’infiltrato all’interno del cerchio di Maduro, anche se la taglia di 50 milioni di dollari offerta per la cattura del leader venezuelano potrebbe aver facilitato il reclutamento.

I dubbi sull’accordo segreto

L’arresto di Maduro ha sollevato interrogativi riguardo a possibili accordi segreti. Pochi minuti dopo la cattura, fonti venezuelane hanno suggerito a Sky News che l’operazione potrebbe essere stata una “uscita di scena negoziata”. Il generale Vincenzo Camporini ha condiviso questa ipotesi, evidenziando la sorprendente assenza di una reazione da parte delle forze armate venezuelane. Durante un intervento nello speciale “Diario del Giorno” su Rete 4, ha sottolineato che l’esercito avrebbe dovuto essere in grado di rispondere all’attacco, dato che gli elicotteri americani operavano senza opposizione. Questa situazione ha alimentato speculazioni su possibili accordi sottobanco, poiché l’operazione era stata anticipata da segnali che avrebbero dovuto allertare le forze locali.

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