Crans-Montana: il “protocollo Dvi” svizzero per l’identificazione delle vittime, usato anche nel tsunami del 2004

Egidio Luigi

Gennaio 3, 2026

Oltre 40 persone hanno perso la vita in un tragico incendio avvenuto nel sotterraneo del Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, nelle prime ore del 2026. I resti delle vittime, provenienti da diversi Paesi, sono stati gravemente compromessi dalle fiamme, rendendo necessaria l’adozione di un protocollo di identificazione rigoroso. Le autorità svizzere hanno attivato il sistema di Disaster Victim Identification (DVI), una metodologia internazionale per identificare le vittime di eventi catastrofici.

Una metodologia complessa e sicura

La polizia di Sion ha dichiarato che i tempi per l’identificazione delle vittime possono essere prolungati, ma si sta utilizzando un approccio metodologico complesso e sicuro. Alla festa che ha avuto esito fatale erano presenti giovani di varie nazionalità, tra cui italiani, svizzeri e francesi, oltre a coetanei provenienti da Lussemburgo, Serbia, Bosnia, Portogallo, Filippine e Congo. Questo ampio raggio di origini rende ancora più difficile l’identificazione, sottolineando l’importanza di un protocollo che possa integrare diverse modalità di riconoscimento.

Oltre al Dna, usate anche le impronte dentali

Per affrontare questa sfida, è fondamentale utilizzare più strumenti di identificazione, riconosciuti a livello internazionale. Oltre al DNA, che potrebbe risultare non confrontabile a causa della distanza di alcuni familiari, si prevede l’uso di radiografie delle arcate dentarie. Questi metodi offrono alternative valide per garantire che ogni vittima possa essere identificata con precisione, riducendo il margine di errore e facilitando il processo.

I precedenti

Negli ultimi anni, diverse catastrofi hanno evidenziato la necessità di unità specializzate per la gestione delle identificazioni post-incidente. Uno dei primi eventi a dimostrare l’efficacia del DVI è stato lo tsunami del dicembre 2004 nell’Oceano Indiano, che ha causato oltre 220.000 vittime. Questo evento ha evidenziato come il processo di identificazione delle vittime non potesse più basarsi su metodi variabili e talvolta inadeguati, portando così alla creazione di protocolli standardizzati a livello globale.

Le linee guida Interpol

Grazie alle linee guida fornite dall’Interpol, ora esiste un unico linguaggio tecnico-forense e una modulistica standardizzata per la raccolta, trasmissione e comparazione dei dati ‘ante mortem’ e ‘post mortem’. La polizia del Vallese sta operando in conformità a queste direttive, e sono stati inviati diversi dossier ‘ante mortem’ a vari Paesi, tra cui l’Italia, per raccogliere dati fisici non modificabili che possano aiutare nell’identificazione delle vittime.

Gli specialisti stranieri, anche da Israele

Non si esclude la possibilità che squadre di specialisti provenienti da Paesi limitrofi, in particolare dall’Italia, possano unirsi agli sforzi delle autorità svizzere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la disponibilità della polizia scientifica e dei carabinieri a recarsi a Crans-Montana per supportare le operazioni di identificazione. Inoltre, un team di Zaka, l’unità israeliana specializzata nell’identificazione delle vittime, è già presente sulle Alpi svizzere, avendo precedentemente operato anche in situazioni di emergenza come l’attacco del 7 ottobre.

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