Gianni, un giovane di 19 anni che studia ingegneria meccanica a Ginevra, si trova a Crans-Montana la notte di Capodanno 2025, quando un incendio devastante colpisce il locale “Le Constellation”. Al suo arrivo, la scena è agghiacciante: “I vestiti si fondevano con la pelle, le persone erano completamente nere”. La tragedia si consuma in pochi minuti, mentre all’interno del locale i giovani cercano disperatamente di fuggire, ammassandosi verso l’unica porta di uscita. Quando finalmente i vigili del fuoco riescono a domare le fiamme, il bilancio è drammatico: quasi 50 morti e oltre 100 feriti. Gianni, in un’intervista con la testata svizzera 20 Minutes, descrive la notte come un’esperienza che non potrà mai dimenticare.
Il ritardo dei soccorsi
L’incendio, scatenato da un petardo esploso sul soffitto e aggravato dal fenomeno del flashover, ha inizio intorno all’1.30 del 1 gennaio. Gianni, allertato da una cara amica in difficoltà , si dirige verso il locale solo dieci minuti dopo. La ragazza, in fila all’esterno, aveva udito forti esplosioni e assistito all’innesco delle fiamme. Quando Gianni arriva, non ci sono ancora soccorsi sul posto: “I soccorsi sono arrivati abbastanza rapidamente, ma provenivano da lontano. Le ambulanze hanno tardato molto”. La mancanza di intervento immediato ha aggravato la situazione, lasciando i feriti in condizioni disperate.
I feriti senza volto né identitÃ
Gianni si rende conto della gravità della situazione: “C’erano persone distese a terra, a torso nudo, sfigurate, bruciate. Tutti potevano vederle”. Con la determinazione di un volontario della protezione civile, decide di agire. Inizia a soccorrere le vittime in grado di muoversi, avvicinandosi ai vetri incandescenti del locale. “Non avevo mai visto tante persone in condizioni così gravi. Più andavamo avanti, più casi estremi incontravamo. Non si riusciva più a distinguere un bambino da un adulto, una donna da un uomo”. La scena è straziante e segna profondamente il giovane.
La situazione tragica
Molti ragazzi sono ancora in preda alle fiamme, incapaci di muoversi. Gianni, insieme ad altri presenti e ai vigili del fuoco giunti nel frattempo, improvvisa delle barelle con le strutture metalliche dei divani. “Persone quasi smembrate, non rispondevano più. Massaggi cardiaci uno dopo l’altro. Ho visto molte persone morire davanti ai miei occhi”. I soccorritori sono insufficienti e, in alcuni momenti, Gianni e gli altri devono abbandonare le vittime per cercare di recuperare chi è ancora intrappolato. I feriti, una volta portati all’esterno, affrontano una temperatura di -11 gradi: “Sono corso a cercare delle coperte nei bar vicini”.
Non vedrò mai niente di peggio
Le operazioni di soccorso si interrompono intorno alle 5 del mattino. Gianni lamenta la mancanza di assistenza medica: “Non mi è stato offerto alcun aiuto, nonostante fossi stato esposto al fumo”. L’unico contatto ricevuto è stato da un poliziotto che gli ha chiesto di allontanarsi. La notte trascorsa rimarrà impressa nella memoria del giovane, un’esperienza che lo segnerà per sempre.
