Volodymyr Zelensky si prepara a un incontro cruciale con Donald Trump a Mar-a-Lago, mentre la situazione in Ucraina si fa sempre più drammatica. Nella notte del 10 gennaio 2025, le forze russe hanno lanciato uno dei bombardamenti più intensi degli ultimi mesi su Kiev, utilizzando quasi 500 droni e circa 40 missili in un arco di dieci ore. Questo attacco ha messo in evidenza, secondo il presidente ucraino, “il vero atteggiamento di Vladimir Putin e della sua cerchia: la mancanza di volontà di porre fine al conflitto”. Prima di dirigersi verso la Florida, Zelensky ha fatto una sosta in Canada per incontrare il primo ministro Mark Carney e ha partecipato a una videoconferenza con i leader europei, cercando di consolidare il sostegno internazionale.
Le minacce di Mosca e le reazioni internazionali
Il presidente russo ha immediatamente risposto alle azioni ucraine, minacciando di intensificare l’operazione militare se Kiev non mostrasse disponibilità a negoziare. Putin ha intimato agli ucraini di “ritirarsi dai territori” rivendicati dalla Russia, sottolineando la sua determinazione a portare avanti l’operazione con la forza. Gli attacchi russi hanno causato due vittime e decine di feriti, lasciando oltre un milione di famiglie senza elettricità e riscaldamento. La Russia ha anche rivendicato la conquista delle città di Myrnohrad e Huljaipole, segnando un ulteriore passo nella sua offensiva.
La reazione della Polonia non si è fatta attendere: il primo ministro Donald Tusk ha ordinato il decollo dei caccia come risposta alle aggressioni russe. In Canada, Carney ha ribadito l’importanza di una Russia disposta a collaborare, mentre i leader europei hanno concordato sulla necessità di garanzie di sicurezza specifiche e affidabili per l’Ucraina. Durante una videoconferenza, Tusk ha confermato il sostegno a Zelensky, evidenziando l’importanza dell’unità europea per evitare una pace imposta.
Le prospettive di pace e la ricostruzione
Zelensky ha sottolineato la necessità di un sostegno più robusto da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, sia in termini di armamenti che di risorse finanziarie. Il presidente ucraino ha affrontato questioni delicate come il Donbass e la centrale nucleare di Zaporizhzhia, ribadendo le “linee rosse” di Kiev. Ha fatto riferimento a possibili compromessi, inclusa l’idea di un piano in 20 punti che prevede il congelamento del conflitto lungo le attuali linee del fronte e la creazione di zone cuscinetto demilitarizzate. Tuttavia, queste proposte potrebbero implicare concessioni territoriali, un tema sensibile per la leadership ucraina.
Guardando oltre il conflitto, Zelensky ha delineato una visione di ricostruzione che si estende fino al 2040. In collaborazione con Washington, il presidente ucraino sta sviluppando una roadmap a lungo termine che potrebbe richiedere tra i 700 e gli 800 miliardi di dollari. Tuttavia, la stabilità interna di Zelensky è messa alla prova da un nuovo fronte di tensione a Kiev, dove l’agenzia anticorruzione ha avviato un’indagine che coinvolge alcuni deputati. Tentativi di perquisizione da parte della Nabu nel Parlamento sono stati ostacolati dai servizi di sicurezza, segnalando un clima di crescente tensione interna.
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