Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace, arrestata in Iran.

Marianna Perrone

Dicembre 12, 2025

Nella giornata di oggi, 7 marzo 2025, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, Narges Mohammadi, insieme ad altri attivisti, è stata arrestata durante una cerimonia commemorativa a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Le informazioni sono state divulgate dai gruppi per i diritti umani iraniani. Mohammadi, attualmente in congedo per motivi di salute dal carcere di Evin a Teheran, sta scontando una pena di 13 anni e nove mesi per reati legati alla sicurezza nazionale. La donna ha dichiarato di non voler tornare volontariamente in prigione, affermando che un eventuale nuovo arresto sarebbe da considerarsi un atto di disobbedienza civile.

Arresto durante la cerimonia di lutto

Narges Mohammadi è stata arrestata mentre partecipava alla cerimonia di lutto per Khosrow Alikordi, un noto avvocato per i diritti umani la cui recente scomparsa ha suscitato una forte reazione nell’opinione pubblica. La Fondazione Narges Mohammadi ha reso noto che l’arresto è avvenuto durante l’evento per mano di agenti di sicurezza e polizia. Oltre a Mohammadi, anche altri attivisti come Sepideh Gholian, Hasti Amiri, Pouran Nazemi e Alieh Motalebzadeh sono stati presi in custodia durante la stessa cerimonia.

Minacce e repressione

Narges Mohammadi è conosciuta come una delle figure più rilevanti nella difesa dei diritti umani in Iran e ha denunciato ripetutamente le gravi minacce ricevute dalle agenzie di sicurezza iraniane. In un’intervista rilasciata ad agosto alla rivista tedesca ‘Der Spiegel’, Mohammadi aveva rivelato di aver ricevuto minacce di morte, sia dirette che indirette, da parte di agenti dei servizi segreti. Il presidente del Comitato norvegese per il Nobel ha confermato che Mohammadi aveva segnalato un pericolo imminente per la sua vita, menzionando minacce di “eliminazione fisica” da parte di funzionari statali.

Contesto della repressione in iran

L’attivista ha accusato le autorità iraniane di aver intensificato la repressione nei confronti della società civile, specialmente dopo il cessate il fuoco di giugno con Israele. Mohammadi ha osservato che l’azione repressiva contro attivisti, giornalisti e critici è aumentata notevolmente. Secondo i gruppi per i diritti umani, l’Iran continua a rappresentare uno degli ambienti più ostili al mondo per la libertà di espressione, dove gli attivisti vengono frequentemente arrestati, processati e incarcerati. La situazione in Iran rimane critica, con un clima di paura e repressione che limita gravemente le libertà fondamentali dei cittadini.

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