Il movimento di Hamas ha espresso la propria condanna riguardo all’approvazione in prima lettura della legge sulla pena di morte per i terroristi da parte della Knesset, il parlamento israeliano. In una dichiarazione rilasciata alla tv qatarina al Araby, Hamas ha descritto la misura come un’estensione dell’“approccio razzista e criminale” del governo israeliano, sottolineando che si tratta di un tentativo di legittimare l’“uccisione di massa organizzata” dei palestinesi. Il movimento ha invitato la comunità internazionale, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani a condannare questa legislazione e a esercitare pressioni affinché venga ritirata, chiedendo anche l’imposizione di sanzioni contro Israele.
Interruzione delle operazioni da parte degli Houthi
Il movimento Houthi dello Yemen ha comunicato, tramite una lettera inviata a Hamas, di aver sospeso le proprie operazioni contro Israele e le imbarcazioni nel Mar Rosso, in seguito all’instaurazione di una tregua nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dall’agenzia AP, nel messaggio indirizzato alle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, gli Houthi hanno affermato di monitorare attentamente gli sviluppi della situazione. Hanno avvertito che, qualora Israele dovesse rinnovare le aggressioni contro Gaza, non esiterebbero a riprendere le azioni militari “in profondità all’interno dell’entità sionista” e a ripristinare il divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso e nel Mare Arabico.
Nuova base militare americana in Israele
Il governo degli Stati Uniti sta progettando l’istituzione di una grande base militare in Israele, precisamente vicino al confine con Gaza, destinata a supportare le forze internazionali che opereranno nella Striscia per mantenere il cessate il fuoco. La notizia è stata riportata dal sito Shomrim, citando fonti israeliane e ripresa da Ynet e altri media locali. La base, il cui costo si prevede sarà attorno ai 500 milioni di dollari, potrebbe accogliere diverse migliaia di soldati. Negli ultimi tempi, le autorità americane hanno lavorato per concretizzare questa iniziativa con il governo israeliano e l’IDF, iniziando a esaminare potenziali aree per la sua realizzazione. Un funzionario della sicurezza ha dichiarato che questa mossa rappresenta un cambiamento significativo per Israele, tradizionalmente incline a limitare il coinvolgimento internazionale nei propri territori, e dimostra la determinazione di Washington a giocare un ruolo attivo nel conflitto e a Gaza.
Possibile divisione della Striscia di Gaza
Secondo quanto riportato da Reuters, si sta delineando una possibile divisione della Striscia di Gaza tra un’area sotto il controllo di Israele e un’altra governata da Hamas. Fonti vicine alla situazione hanno sottolineato che gli sforzi per far avanzare il piano di pace di Donald Trump sono attualmente in stallo. Funzionari europei, a conoscenza dei tentativi di attuare la fase successiva del piano, hanno dichiarato che la ricostruzione della Striscia sembra destinata a limitarsi alla zona oltre la Linea Gialla, controllata da Israele. Questa situazione potrebbe portare a anni di separazione, avvertono le fonti. Senza un forte impegno da parte degli Stati Uniti per superare l’impasse attuale, la Linea Gialla potrebbe diventare un confine permanente per Gaza.
Rafforzamento della presenza militare libanese
L’esercito libanese ha intensificato la propria presenza nella cittadina di Arsal, situata al confine con la Siria, a seguito degli scontri avvenuti nella località siriana di Fleita tra le forze di sicurezza siriane e miliziani dello Stato islamico. Media libanesi riportano che Arsal, in passato teatro di violenti combattimenti contro i jihadisti, rimane una zona sensibile. L’esercito libanese ha effettuato operazioni contro cellule legate allo Stato islamico, anche nel corso di quest’anno. Fonti regionali indicano che i recenti scontri in Siria rientrano nella cosiddetta “lotta al terrorismo” condotta dal governo di Damasco, che ha recentemente sventato due tentativi di attentato contro il presidente ad interim Ahmad Sharaa. Analisti evidenziano che tali operazioni fanno parte della nuova strategia siriana per accreditarsi presso gli Stati Uniti come partner nella sicurezza regionale. Sharaa, ex qaedista, è stato accolto alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump, dove si è annunciato l’ingresso formale della Siria nella coalizione internazionale contro lo Stato islamico, accompagnato dalla sospensione di parte delle sanzioni economiche che colpivano il paese.
