La legge di guerra statunitense non si applica ai raid contro i narcos

Egidio Luigi

Novembre 2, 2025

L’amministrazione del presidente Donald Trump ha recentemente comunicato al Congresso che continuerà le operazioni militari contro i presunti trafficanti di droga in America Latina. Questa decisione è stata confermata dal Dipartimento di Giustizia, il quale ha specificato che non sussistono vincoli imposti dalla War Powers Resolution del 1973. Tale risoluzione richiede l’approvazione del Parlamento per proseguire operazioni militari ostili oltre il termine di sessanta giorni.

Washington, 2 novembre 2025, ore 15:11. La scadenza di questo termine è fissata per lunedì, in quanto l’amministrazione ha informato il Congresso il 4 settembre di aver condotto un attacco contro una presunta imbarcazione di narcotrafficanti nei Caraibi due giorni prima. Questo attacco segna l’inizio di una serie di operazioni che il governo Trump intende portare avanti per affrontare il problema del narcotraffico nella regione.

Le operazioni contro il narcotraffico

Le operazioni militari in America Latina sono parte di una strategia più ampia per combattere il narcotraffico, un fenomeno che ha impatti significativi sulla sicurezza e sulla stabilità della regione. Il governo statunitense ha intensificato gli sforzi per contrastare il traffico di droga, ritenendo che il coinvolgimento militare possa contribuire a ridurre l’influenza dei cartelli della droga.

Il Dipartimento di Giustizia ha sottolineato che le operazioni non sono soggette alla War Powers Resolution, il che implica una certa libertà d’azione per il presidente. Questo approccio ha suscitato dibattiti accesi tra i membri del Congresso, alcuni dei quali esprimono preoccupazioni riguardo all’uso della forza militare senza il consenso del Parlamento. Le operazioni militari, infatti, possono avere conseguenze dirette sulla vita dei cittadini e sulla stabilità politica degli Stati coinvolti.

Il contesto politico e le reazioni

La decisione di proseguire con le operazioni militari è stata presa in un contesto politico complesso. Da un lato, l’amministrazione Trump ha ricevuto il supporto di alcuni membri del Congresso che vedono nel contrasto al narcotraffico una priorità. Dall’altro lato, ci sono voci critiche che mettono in discussione l’efficacia di tale approccio e l’assenza di un dibattito approfondito prima di intraprendere azioni così significative.

Le operazioni nei Caraibi, che hanno preso avvio con l’attacco del 2 settembre, hanno già sollevato interrogativi riguardo alla strategia complessiva del governo. Alcuni esperti di politica estera avvertono che un intervento militare potrebbe non risolvere il problema del narcotraffico, ma piuttosto complicare ulteriormente la situazione, portando a un’escalation del conflitto.

L’amministrazione, tuttavia, sembra determinata a proseguire sulla strada intrapresa, con l’intento di dimostrare che gli Stati Uniti non si tireranno indietro nella lotta contro il traffico di droga. Resta da vedere come reagiranno i vari attori coinvolti e quali saranno le ripercussioni a lungo termine di queste operazioni sul terreno.

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