Il capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. Questa decisione è stata presa nell’ambito dell’inchiesta riguardante il caso di Osama Njeem Almasri, il comandante libico arrestato e successivamente rimpatriato dall’Italia nel gennaio 2025. Il Tribunale dei Ministri, nel mese scorso, ha inoltrato alla Camera una richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di figure di spicco, tra cui il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro Matteo Piantedosi e il guardasigilli Carlo Nordio.
Le accuse e il contesto legale
Dalle informazioni trapelate, il reato contestato dalla Procura è quello previsto dall’articolo 371 bis del Codice Penale. Questa norma punisce chiunque, nel corso di un procedimento penale, fornisca informazioni false o ometta di dichiarare, in tutto o in parte, ciò che conosce riguardo ai fatti sui quali viene interrogato. La pena prevista per tale reato può arrivare fino a quattro anni di reclusione.
Il ruolo di Giusi Bartolozzi nel caso Almasri
Secondo le testimonianze e la documentazione raccolta nel corso dell’inchiesta, Giusi Bartolozzi avrebbe avuto un ruolo cruciale nella gestione del dossier legato all’invio da parte dell’Aja del mandato di arresto per Almasri. Questo dossier ha comportato una serie di comunicazioni interne al Ministero della Giustizia tra il 19 gennaio, giorno in cui il generale libico è stato arrestato, e il 21 gennaio, data del suo rimpatrio in Libia.
L’attenzione su questo caso è alta, considerando le implicazioni politiche e legali che potrebbero derivare da eventuali irregolarità nella gestione delle informazioni e delle procedure di rimpatrio. La situazione è in continua evoluzione e ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime settimane, mentre le autorità continuano a indagare su questo delicato caso che coinvolge alti funzionari del governo italiano.
