Houthi: attacco contro l’IDF provoca la morte del premier e di altri ministri

Egidio Luigi

Agosto 30, 2025

La presidenza degli Houthi, il gruppo sostenuto dall’Iran che detiene il controllo su gran parte dello Yemen, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale riguardo a un attacco condotto dalle forze israeliane. L’evento, avvenuto giovedì scorso, ha portato alla morte del premier Ahmed al-Rahawi e di altri membri del governo. L’operazione si è svolta nella capitale, Sanaa, e ha avuto gravi conseguenze per la leadership yemenita.

Dettagli dell’attacco a Sanaa

Il 30 agosto 2025, il messaggio ufficiale degli Houthi ha confermato che l’attacco dell’IDF (Israeli Defense Forces) ha avuto come obiettivo il premier al-Rahawi, il quale, secondo le informazioni fornite, è stato ucciso insieme a diversi ministri del suo governo. Questo attacco rappresenta un ulteriore aggravamento della situazione in Yemen, già segnata da anni di conflitto e instabilità. Le autorità israeliane hanno dichiarato che l’operazione mirava a colpire obiettivi ritenuti strategici per la sicurezza nazionale.

In aggiunta, il capo di stato maggiore Muhammad Abdel-Karim al-Ghammari risulta disperso, e si stima che possa essere stato ucciso nell’attacco. L’esercito israeliano, infatti, ha ipotizzato che la sua eliminazione possa aver avuto luogo durante l’operazione, ma al momento non ci sono conferme ufficiali riguardo al suo destino. La situazione resta tesa e incerta, con le forze Houthi che promettono di rispondere a questo attacco.

Le ripercussioni politiche e militari

L’attacco del 28 agosto 2025 ha suscitato una forte reazione da parte delle autorità yemenite. Gli Houthi hanno denunciato l’operazione come un atto di aggressione, promettendo ritorsioni nei confronti di Israele. La morte di figure chiave come il premier al-Rahawi e il capo di stato maggiore potrebbe avere ripercussioni significative sulla stabilità politica interna del Yemen e sull’equilibrio di potere tra i gruppi in conflitto.

La reazione della comunità internazionale è attesa, poiché la situazione in Yemen è già complicata da anni di guerra civile e interventi esterni. Gli analisti prevedono che l’ulteriore escalation del conflitto potrebbe portare a un aumento delle tensioni nella regione, con possibili ripercussioni anche su altri paesi del Medio Oriente.

L’operazione israeliana è stata giustificata come parte di una strategia più ampia per contrastare l’influenza iraniana nella regione. Tuttavia, gli Houthi hanno avvertito che l’attacco non rimarrà impunito, promettendo di difendere il loro territorio e la loro sovranità.

Il contesto del conflitto in Yemen

Il conflitto in Yemen, iniziato nel 2014, ha visto il coinvolgimento di diversi attori regionali e internazionali, rendendo la situazione estremamente complessa. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, si sono opposti al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, sostenuto da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita. La guerra ha causato una crisi umanitaria senza precedenti, con milioni di persone che vivono in condizioni di estrema povertà e mancanza di accesso ai servizi essenziali.

L’attacco dell’IDF rappresenta un nuovo capitolo in questo conflitto, evidenziando le tensioni tra Israele e le forze sostenute dall’Iran in tutta la regione. La comunità internazionale continua a monitorare la situazione, mentre le speranze per una risoluzione pacifica sembrano sempre più lontane.

La dinamica del conflitto yemenita e le sue implicazioni regionali rimangono al centro dell’attenzione, con le conseguenze dell’attacco del 28 agosto che potrebbero riscrivere gli equilibri di potere in un’area già instabile.

×