Park Chan-wook presenta ‘No Other Choice’: un film su omicidi e lavoro

Marianna Perrone

Agosto 29, 2025

Il regista sudcoreano Park Chan-wook fa il suo ritorno al Festival di Venezia nel 2025, vent’anni dopo il successo di “Lady Vendetta“, presentando “No Other Choice“. Questo film rappresenta una nuova interpretazione dell’opera “The Axe” di Donald E. Westlake, già adattata da Costa-Gavras nel film “Cacciatore di teste“. La pellicola si distingue per la tipica violenza barocca del regista, ma con un’aggiunta di ironia macabra che la rende ancora più intrigante.

Protagonista e trama

Protagonista della storia è Man-soo, un manager quarantenne di una cartiera interpretato da Lee Byung-hun, noto per il suo ruolo in “Squid Game“. Dopo aver perso il lavoro e trascorso due anni in cerca di un’occupazione, Man-soo si trova in una situazione disperata. Convinto di dover ottenere un nuovo impiego adeguato alle sue aspettative, decide di eliminare uno a uno i suoi concorrenti. Questa scelta lo porta a scoprire una freddezza e un’efficacia inaspettate dentro di sé.

Tematiche e tradizione cinematografica

La trama di questo thriller dai toni oscuri e satirici si sviluppa attorno alla consapevolezza di Man-soo di non poter più vivere come prima, sia lui che la sua famiglia. Inizia a vendere la sua casa e a liberarsi dei suoi due cani, considerati un peso (“due bocche in meno da sfamare”). Questa narrazione si inserisce in una tradizione cinematografica coreana, dove il tema del contrasto tra ricchezza e povertà è sempre centrale, come dimostrato in opere come “Parasite” e “Squid Game“.

Riflessioni del regista

Durante la conferenza stampa a Venezia, Park Chan-wook ha condiviso le sue riflessioni sul romanzo da cui è tratto il film. Ha dichiarato: “Quando ho letto il libro che parla di persone che lavorano nella produzione di carta, sono rimasto profondamente colpito. Tutti noi condividiamo esperienze simili a quelle di questi lavoratori. Anche noi nel mondo del cinema sappiamo cosa significa non avere lavoro. Ho vissuto questa esperienza in prima persona, in tutte le sue sfaccettature. Quando un film termina, ci si ritrova in una situazione di disoccupazione, che può essere breve, lunga o addirittura definitiva. Proprio come il protagonista del film, anche noi registi dobbiamo presentare i nostri progetti ai produttori, sperando che vengano accettati e ci permettano di lavorare”.

Occupazione e società

Il regista ha poi aggiunto: “Il fatto che oggi ci siano sempre meno occupati è una realtà che si riscontra ovunque. È una condizione comune a chi vive nella società capitalistica“.

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